venerdì 24 febbraio 2012

Le mie poesie

Poesie della raccolta

01 - ‘A dieta
02 - ‘A famma  
03 - ‘A luna argient’
04 - 'A lanterna
05 - A Micky
06 – ‘A pacienza
07 - ‘A voce mia
08 - Acqua e sapone
09 - Ammor’ e giuventù
10 - Ammore perduto
11 - Buona notte                           
12 - Cazun’ curti
13 - Coscia argient’
14 - Cumpagna ‘e scola
15 - Funtanella
16 - Io, comm’ ‘e sarchiapone     
17 - Il pianeta
18 - Il sogno
19 - La bandiera
20 - La creazione dell’uomo e della donna
21 - La regina ‘e Biancaneve
22 - L’amicizia
23 - L’unità d’Italia                      
24 - Le patate
25 - Ma qua tristezza
26 - N’angolo ‘e Paraviso
27 - N’ata vota
28 - Natale a Napule
29 - ‘O buon giorno
30 - 'O cardill'
31 - ‘O casatiello
32 - ‘O cacaglio
33 - ‘O cordless
34 - Paese mio
35 - Partenn’ lettera
36 - Pecchè nun so filosofo
37 - Politica putucarella    
38 - Primm' 'e murì           
39 - Puozz’ campà cient’anni
40 - Sole ca nun tramonta
41 - Strgneme ‘a mano
42 - Un buon caffè
43 - Una guarigione   _____  _ (n. 43 poesie napoltane)

44 - Amore e gelosia
45 - Con sudore
46 - Dall’onde emergo
47 - Delusione di gioventù
48 - Di fanciulla io vidi
49 - Dondolando
50 - Fantasia
51 - Gemma d’amore
52 - Il deputato
53 - Il nio ideale
54 - Il peregrino
55 - Il rigattiere
56 - Insonniae amore
57 - Io dottore
58 - La canzon d’amore
59 - La mia vita
60 - La poesia
61 - La stella alpina
62 - L’acrobata
63 - L’amore dolente
64 - Malinconia di un giorno
65 - Mamma ascolta
66 - Natura
67 - Notte insonne
68 - Ode ai politici
69 - Ombra di morte
70 - Pasqua
71 - Re mimi
72 - Ritratto di me stesso
73 - Rondine
74 - Serra le labbra
75 - Sogno in ombra d’amore
76 - Speranza
77 - Un bacio d’amore
78 - Una verità
79 - Un ricordo dominante
80 - Vita solitaria   _________ (n. 37 poesie italiane) 


Antonio Esposito Tessìopo

Le mie poesie
(dal 1963 al 2012)

Una breve presentazione.
Mi chiamo Antonio Esposito ma firmo le mie opere con lo pseudnimo Antonio Esposito Tessìopo, soltanto per evitare rischi di omonimie.
Tessìopo deriva da Esposito, cognome che, anagrammato opportunamente, da luogo allo pseudonimo Tessìopo.
Acronimo di Antonio Esposito Tessìopo: (AET).
Ho cominciato a scrivere le prime poesie nel 1963, da quando mi sono accorto di possedere una innata vocazione e predispozione a comporre versi.
Solitamente ogni poeta, come del resto anch’io, è in grado di scrivere delle poesie quando si sente ispirato, sollecitato dai sentimenti più profondi, custoditi nell’ani- ma..Alcuni studiosi definiscono l’ispirazione poetica un fenomeno affascinante, considerato tale sin dai tempi antichi, da Platone per esempio, il quale ne osservava il carattere di inconsapevolezza in chi ne è toccato. Per questa natura quasi magica il filosofo le attribuì un’origine divina. Nella Divina Commedia, il fenomeno dell’ispirazione è centrale assumendo caratteri originali e divini.
Come per le canzoni, anche per le mie poesie il tema ricorrente è l’amore, il forte e intenso sentimento che più degli altri ispira i poeti.
I contenuti non sono di provenienza autobiografica bensì dettati dall'l’immagina- zione o dal compenetrarmi nelle esperienze altrui.
L’immaginazione poetica diventa il fulcro dell’espressione in versi di cui il poeta si avvale quando tenta di valutare il senso e il ruolo, nel mondo in cui vive, della vita e della morte, entrambe forme di evasione dal tempo e dal divenire.
In breve, l’anima può avvertire delle profonde emozioni pur senza viverle in maniera diretta per cui anche le esperienze degli altri possono suggerirmi degli intensi componimenti poetici. Alcuni esempi, sogno il primo amore e inevitabil- mente gli dedico dei versi, sogno un amore perduto e l’animo mi suggerisce altri versi, osservo lo spettacolo di un bel tramonto estivo e altri versi ancora formano una poe-sia..
Secondo alcuni cultori e io fra questi, la poesia non è morta, mentre sovente ho sentito affermare il contrario. La poesia è viva e vegeta.
Condivido incondizionatamente tale affermazione e mi chiedo il motivo per cui la poesia non sia seguita e amata al pari delle altre forme artistiche. Forse è figlia di un dio minore? Certamente no. La conferma è data dalla Divina Commedia e ancor prima dai versi dell’Iliade, libro 1: Cantami, o diva, del Pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi. Versi che ancora oggi si studiano nelle scuole per imparare la bellezza dell’arte omerica e della poesia in genere. Calliope è la musa di Ome- ro, l’ispiratrice dell’Iliade e dell’Odissea.
La poesia, ma non solo quella suscitata dalle antiche muse della cultura ellenica, è l’arte di usare, per trasmettere dei messaggi, il significato semantico delle parole unitamente al suono e al ritmo che tali parole imprimono alle frasi. La poesia ha quindi in sé alcune qualità proprie della musica, riuscendo a tra- smettere emozioni e stati d'animo in una forma più evocativa e potente di quanto faccia la prosa.
La poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o meglio, il suo significato è solo una parte della comunicazione trasmessa attraverso la lettura o l’ascolto.
L'altra parte non è verbale, ma emotiva, poiché la lingua nella poesia ha la doppia funzione di vettore sia del significato sia del suono, dal contenuto informativo ed emotivo.
La sintassi e l'ortografia possono subire delle variazioni, dette licenze poetiche, se tali licenze sono utili ai fini della comunicazione complessiva.
Sembra appena il caso di mettere da parte la teoria, non essendo io un esperto di estetica linguistica ma solo un uomo che scrive dei versi, se ispirato. Una volta, da ragazzo, andai a passeggio per via Caracciolo, a Napoli, in compagnia di un’amica di scuola. Vi racconto in breve. Era ormai notte e il sole era tramontato da qualche ora, s’affacciò nello specchio di mare a noi antistante una luna piena mera- vigliosa, la vera passione di tutti i poeti e di tutti gl’innamorati. Detto fatto, scrissi la poesia, ‘A luna argient’, la quale recita come segue:

 'A luna argient'

'A luna argient' se spicchiaje a mare
e all'intrasatt' se verett' vecchia,
na stella ca stev' a chelli ppart'
sa guardaje e pronta lle ricett':
oi luna lù, ma fuss' asciut' pazza?
ll'onn' dò nare t'arrappa chesta faccia
ch'è sempe bella comm' 'o primm' juorn'.
Quann' una è bella nun se fa maje vecchia,
che te ne faje dò bell' 'e copp' a terra,
tu campa 'nciel' a ddò tutt' è splendore,
pè primm' ven' 'o sol' e dopp' tu, la luna.

(AET)

Un’altra poesia di recente conio, nacque da una osservazione che oso definire filosofica e diventò la poesia:
Amore e gelosia

Se io fossi gelosia
e fosse l’amor tuo l’anima mia
io sarei l’un sentimento e l’altro.
Ma la canzone dice e io con lei,
l’amore vuol dir gelosia
per cui sarei anch’io soltanto amore.
La deduzione è in fondo consacrata:
sarebbe l’essere mio l’amore tuo
congiunto all’amor mio.         (AET)

L’ultimo esempio e poi chiudo per non sciupare le sorprese offerte da questa raccolta. La seguente poesia è un’originale composizione linguistica formata dalle sole note musicali e ad ogni verso, ovvero ad ogni riga, ho scritto il corrispondente significato.
Re mimi
Re Domenico

Re mimi fa soldo la
Re Domenico fa soldi nel suo regno
Fa soldo la la la la
fa veramente molti soldi
fa soldo sol re mimi
fa soldi soltanto re Domenico
Re mimi fa soldo mi?
Re D0menico faccio soldi anch'i0?
Fa soldo sol re mimi
fa soldi soltanto re Domenico
si fa soldo la la la
se tu fai soldi nel mio regno
re mimi fa do do do
re Domenico ti punisce severamente     (AET)   
            
Non aggiungo altro se non gli auguri fervidi di una buona e piacevole lettura con la speranza di donare ai lettori talora un’emozione, altre volte anche un sorriso.    

(AET)

venerdì 10 febbraio 2012

Le mie opere letterarie

L'immagine a sinistra riproduce la copertina del mio libro
"PIU' CHE AMICI, FRATELLI".
Sembra appena il caso di ricordare che i protagonisti del libro sono due personaggi di fantasia, due pensionati napoletani che quotidianamente s'incontrano per trascorrere in letizia qualche ora della loro giornata.
I nomi dei detti protagonisti sono: don Nicola e don Raffaele i quali non perdono nessuna occasione per dialogare e per raccontare. I loro incontri sono sempre momenti di opinioni scambievoli, di aneddoti piacevoli, di favole, anche di poesie e poi ricordano il passato come la vecchierella del Leopardi "che novellando vien del suo buon tempo".
Tra le varie idee mi piaceva molto quella dei due pensionati napoletani, cari amici da sempre, e proprio questa idea volevo elaborare e renderla vitale, era perciò essenziale fornirle un'anima e un corpo. L'idea, in altri termini, diventava la madre dei due amici, e amici anche miei, fratelli più che amici se figli della stessa madre.
E come i genitori scelgono il nome per il loro bambino così io ho scelto i nomi per i due pensionati, don Nicola e don Raffaele.
I due protagonisti hanno meritato i miei applausi a scena aperta, li hanno meritati tutti, fino all'ultimo applauso. Figuratevi che hanno commentato, sempre con sorridente e sottile ironia, eventi politici ed economici, hanno voluto esprimere, insomma, la loro opinione in tema di politica e di economia. Hanno raccontato favole d'altri tempi alla loro maniera, hanno addirittura recitatro delle poesie, hanno parlato di filosofia, hanno raccontato, sempre a modo loro, la guerra di Troia. Si sono espressi in napoletano rendendolo, tuttavia, com­prensibile anche a chi napoletano non è.
Non potevo pretendere di più da loro due che, per la  colla­borazione offertami, hanno meritato, oltre gli applausi, an­che i miei elogi e la mia gratitudine incondizionata. Ma a onor del vero, don Nicola e don Raffaele hanno meritato molto di più, ossia che li considerassi non più personaggi di fanta­sia ma uomini veri, anche di ottima compagnia, con i quali conversare, confidarsi, sfottere e altro ancora, in un sereno clima d’amicizia.
Il libro è formato da venti raccontti di seguito elencati:
1.     Due personaggi simpatici
2.     Cappuccetto rosso
3.     Cenerentola
4.     La scoperta dell'America
5.     La politica
6.     Gli amici poeti
7.     Biancaneve e i sette nani
8.     Il cavaliera Nero
9.     Don Nicola cantante mancato
10.   Don Raffaele sull'aeroplano
11.   Un episodio autobiografico
12.   La guerra di Troia
13.   Don Nicola filosofo
14.   La sirenetta
15.   La vacanza
16.   Il gatto con gli stivali
17.   Il brutto anatroccolo
18.   La leggenda di Robin Hood
19.   Fedeltà coniugale
20.   Don Rafè, ch'avimm' fatto?

 
Le mie poesie

Una breve presentazione.
Mi chiamo Antonio Esposito ma firmo le mie opere con lo pseudnimo Antonio Esposito Tessìopo, soltanto per evitare rischi di omonimie.
Tessìopo deriva da Esposito, cognome che, anagrammato opportunamente, da luogo al nome Tessìopo.
Acronimo di Antonio Esposito Tessìopo: (AET).
Ho cominciato a scrivere le prime poesie nel 1963, da quando mi sono accorto di possedere una innata vocazione e predispozione a comporre versi.
Solitamente ogni poeta, come del resto anch’io, è in grado di scrivere delle poesie quando si sente ispirato, sollecitato dai sentimenti più profondi, custoditi nell’anima..Alcuni studiosi definiscono l’ispirazione poetica un fenomeno affascinante, considerato tale sin dai tempi antichi, da Platone per esempio, il quale ne osservava il carattere di in- consapevolezza in chi ne è toccato. Per questa natura quasi magica il filosofo le attribuì un’origine divina. Nella Divina Commedia, il fenomeno dell’ispirazione è centrale assumendo caratteri originali e divini.
Come per le canzoni, anche per le mie poesie il tema ricorrente è l’amore, il forte e intenso sentimento che più degli altri ispira i poeti.
I contenuti non sono di provenienza autobiografica bensì dettati dall’immaginazione o dal compenetrarmi nelle esperienze altrui.
L’immaginazione poetica diventa il fulcro dell’espressione in versi di cui il poeta si avvale quando tenta di valutare il senso e il ruolo, nel mondo in cui vive, della vita e della morte, entrambe forme di evasione dal tempo e dal divenire.
In breve, l’anima può avvertire delle profonde emozioni pur senza viverle in maniera diretta per cui anche le esperienze degli altri possono suggerirmi degli intensi componimenti poetici. Alcuni esempi, sogno il primo amore e inevitabilmente gli dedico dei versi, sogno un amore perduto e l’animo mi suggerisce altri versi, osservo lo spettacolo di un bel tramonto estivo e altri versi ancora formano una poesia..
Secondo alcuni cultori e io fra questi, la poesia non è morta, mentre sovente ho sentito affermare il contrario. La poesia è viva e vegeta. Condivido incondizionatamente tale affermazione e mi chiedo il motivo per cui la poesia non sia seguita e amata al pari delle altre forme artistiche. Forse è figlia di un dio minore? Certamente no. La conferma è data dalla Divina Commedia e ancor prima dai versi dell’Iliade, libro 1: Cantami, o diva, del Pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi. Versi che ancora oggi si studiano nelle scuole per imparare la bellezza dell’arte omerica e della poesia in genere. Calliope è la musa di Omero, l’ispiratrice dell’Iliade e dell’Odissea.
La poesia, ma non solo quella suscitata dalle antiche muse della cul ellenica, è l’arte di usare, per trasmettere dei messaggi, il significato delle parole unitamente al suono e al ritmo che tali parole imprimono alle frasi. La poesia ha quindi in sé alcune qualità proprie della musica, riuscendo a trasmettere emozioni e stati d'animo in una forma più evocativa e potente di quanto faccia la prosa.
La poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o meglio, il suo significato è solo una parte della comunicazione trasmessa attraverso la lettura o l’ascolto.
L'altra parte non è verbale, ma emotiva, poiché la lingua nella poesia ha la doppia funzione di vettore sia del significato sia del suono, dal contenuto informativo ed emotivo.
La sintassi e l'ortografia possono subire delle variazioni, dette licenze poetiche, se tali licenze sono utili ai fini della comunicazione complessiva.
Sembra appena il caso di mettere da parte la teoria, non essendo io un esperto di estetica linguistica ma solo un uomo che scrive dei versi, se ispirato. Una volta, da ragazzo, andai a passeggio per via Caracciolo, a Napoli, in compagnia di un’amica di scuola. Vi racconto in breve. Era ormai notte e il sole era tramontato da qualche ora, s’affacciò nello specchio di mare a noi antistante una luna piena meravigliosa, la vera passione di tutti i poeti e di tutti gl’innamorati. Detto fatto, scrissi la poesia, ‘A luna argient’, la quale recita come segue:

 'A luna argient'

'A luna argient' se spicchiaje a mare
e all'intrasatt' se verett' vecchia,
na stella ca stev' a chelli ppart'
sa guardaje e pronta lle ricett':
oi luna lù, ma fuss' asciut' pazza?
ll'onn' dò nare t'arrappa chesta faccia
ch'è sempe bella comm' 'o primm' juorn'.
Quann' una è bella nun se fa maje vecchia,
che te ne faje dò bell' 'e copp' a terra,
tu campa 'nciel' a ddò tutt' è splendore,
pè primm' ven' 'o sol' e dopp' tu, la luna.

(AET)

Un’altra poesia di recente conio, nacque da una osservazione che oso definire filosofica e diventò la poesia:

Amore e gelosia

Se io fossi gelosia
e fosse l’amor tuo l’anima mia
io sarei l’un sentimento e l’altro.
Ma la canzone dice e io con lei,
l’amore vuol dir gelosia
per cui sarei anch’io soltanto amore.
La deduzione è in fondo consacrata:
sarebbe l’essere mio l’amore tuo
congiunto all’amor mio.         (AET)

L’ultimo esempio e poi chiudo per non sciupare le sorprese offerte da questa raccolta. La seguente poesia è un’originale composizione linguistica formata dalle sole note musicali e ad ogni verso, ovvero ad ogni riga, ho scritto il corrispondente significato.

Re mimi
Re Domenico

Re mimi fa soldo la
Re Domenico fa soldi nel suo regno
Fa soldo la la la la
fa veramente molti soldi
fa soldo sol re mimi
fa soldi soltanto re Domenico
Re mimi fa soldo mi?
Re D0menico faccio soldi anch'i0?
Fa soldo sol re mimi
fa soldi soltanto re Domenico
si fa soldo la la la
se tu fai soldi nel mio regno
re mimi fa do do do
re Domenico ti punisce severamente     (AET)   
            
Non aggiungo altro se non gli auguri fervidi di una buona e piacevole lettura con la speranza di donare ai lettori talora un’emozione, altre volte anche un sorriso.    
Antonio Esposito Tessìopo

Le mie poesie
‘A dieta
‘A famma
‘A luna argient’
A Micky
'A pacienza
‘A voce mia
Acqua e sapone
Ammor’ e giuventù
Ammore perduto
Buona notte                           
Cazun’ curti
Coscia argient’
Cumpagna ‘e scola
Funtanella
Io, comm’ ‘e sarchiapone     
Il pianeta
Il sogno
La bandiera
La creazione dell’uomo e della donna
La regina ‘e Biancaneve
L’amicizia
L’unità d’Italia                      
Le patate
Ma qua tristezza
N’angolo ‘e Paraviso
N’ata vota
Natale a Napule
‘O buon giorno
‘O casatiello
‘O cacaglio
‘O cordless
Paese mio
Partenn’ lettera
Pecchè nun so filosofo
Politica putucarella               
Puozz’ campà cient’anni
Sole ca nun tramonta
Strgneme ‘a mano
Un buon caffè
Una guarigione   _____  _ (n. 40 poesie napoltane)


Amore e gelosia
Dall’onde emergo
Delusione di gioventù
Di fanciulla io vidi
Dondolando
Fantasia
Gemma d’amore
Il deputato
Il nio ideale
Il peregrino
Il rigattiere
Insonnia e amore
Io dottore
La canzon d’amore
La mia vita
La poesia
La stella alpina
L’acrobata
L’amore dolente
Malinconia  di un giorno
Mamma ascolta
Natura
Notte insonne
Ode ai politici
Ombra di morte
Pasqua
Re mimi
Ritratto di me stesso
Rondine
Serra le labbra
Sogno in ombra d’amore
Speranza
Un bacio d’amore
Una verità
Un ricordo dominante
Vita solitaria   _________ (n. 36 poesie italiane)