sabato 11 settembre 2010

L'autore presenta il suo libro

Sin da ragazzo ho avuto il desiderio di scrivere ma le vicissitudini della vita me lo hanno sempre impedito. Diventare giornalista era il desiderio e il sogno della mia adolescenza. Da ragazzo mi affascinavano gli articoli ed i li­bri, che leggevo con pssione, di Gianni Brera, di Gino Pa­lumbo, di Antonio Ghirelli, di Bruno Roghi, di Indro Mon­tanelli, di Enzo Biagi, di Sergio Zavoli e di altri, tutti mae­stri di giornalismo. Il desiderio è rimasto nella mia mente ed il sogno nel cassetto, ma non me ne lamento, semmai provo un marcato rimpianto, come del primo amore perdu­to, che supero pensando con filosofia, così doveva andare, accussì aveva ‘j’. Nell’arco di una vita lavorativa, ho sempre svolto un’attività che rende i numeri più familiari delle lettere. Giuro che il gioco del lotto non c’entra con la detta attività. Come a volte accade però, nasceva in me gradualmente, step by step, una passio­ne intensa che si contrapponeva al lavoro quotidiano.Da una parte i numeri, dall’altra il desiderio di scrivere e di realizzare, anche in parte, le mie aspirazioni letterarie. Ma per realizzare il progetto che avevo in mente, dovevo individuare gli strumenti più idonei e sperimentare varie opportunità per trovare, a mio giudizio, la migliore. Tra le tante, mi piaceva l’idea di due pensionati napoletani, cari amici da sempre, felici d’ncontrarsi e trascorrere in letizia, qualche ora della giornata, conversando. Volevo elaborare quest’idea e renderla vitale, perciò era  necessario fornirle un’anima ed un corpo. L’idea, in altri termini, diventava la madre dei  miei due personaggi, fratelli più che amici se figli della stessa madre.
E come il genitore sceglie il nome per il suo bambino, così io sceglievo i nomi per i due pen- sionati, don Nicola e don Raffaele.
Nicola, per onorare la memoria di Nicola Maldacèa, uno dei più espressivi rappresentanti del teatro napoletano, fi­gura spiritosa, piena di doppi sensi, di voglia di mettere in ridicolo tutti e tutto, insomma una macchietta.
Raffaele, per onorare il grande e insuperabile Raffaele Vi­viani del quale ammiro l’arte teatrale. Raffaele Viviani, l’at­tore, l’autore e l’interprete di canzoni tanto uniche ed ini­mitabili, il grande artista del teatro napoletano, il più bravo commediografo nel suo genere, che rese celebri dei perso­naggi come 'O scugnizzo, ‘O mariunciello, oppure Il meni­cante, ‘O tramviere, ‘O sunatore ‘e pianino e ancora ‘O scu­patore, ‘O cucchiere e ancora molti altri.
Don Nicola aveva ed ha un carattere gioviale, simile ad una macchietta, propenso a prendere in giro, a sfottere l’amico, ad ironizzare.
Don Raffaele era ed é riflessivo, qualche volta serio, altre volte meno serio, ma pedante, fino a meritare l’aggettivo di “scassac…” che non completo, per educazione.
Questi i protagonisti e i miei fidatissimi collaboratori che, con entusiasmo e capacità istintive, hanno contribuito a realizzare il mio libro.
Il mio progetto originario prevede la pubblicazione di un libro dal titolo: "Più che amici, fratelli", formato da venti racconti fra di loro eterogenei. Il libro raccoglie venti racconti, come detto poc'anzi, di seguito elencati, che si articolano attraverso dei dialoghi tra i due protagonisti, don Nicola e don Raffaele:
01 - Due personaggi simpatici;
02 - Cappuccetto rosso;
03 - Cenerentola;
04 - La scoperta dell'America;
05 - La politica;
06 - Biancaneve e i sette nani;
07 - Gli amici poeti;
08 - Ilo cavaliere Nero;
09 - Don Nicola cantante mancato;
10 - Don Raffaele sull'aeroplano;
11 - Un episodio autobiografico;
12 - La guerra di Troia;
13 - Don Nicola filosofo;
14 - La sirenetta;
15 - La vacanza;
16 - Il gatto con gli stivali;
17 - Il brutto anatroccolo;
18 - La leggenda di Robin Hood;
19 - Fedeltà coniugale
20 - Don Rafè, ch'avimm' fatt'?
I racconti trattano argomenti di varia natura, favole d'altri tempi, politica ed economia, poesie, aneddoti vissuti dai protagonisti. Insomma, ce n'è per tutti i gusti e poichè i dialoghi  tra don Nicola e don Raffaeele hanno uno stile brioso e oserei dire effervescente, tutti si possono divertire e vivere qualche ora di sana spensieratezza. Poi, nonostante i protagonisti parlino in napoletano, anche i non napoletani riescono a capirlo benissimo perchè reso appositamente comprensibile.
Un giorno ho chiesto ai due personaggi di ac­compagnarmi in un teatro e loro mi hanno seguito in reli­gioso silenzio, piuttosto stupiti della mia richiesta. Sul palcoscenico di quel teatro, si sono guardati in faccia e mi hanno rivolto una domanda: don Antonio ci spiegate per piacere, cosa ci dobbiamo fare in questo teatro? A che ci serve il teatro? Poi, non ho avuto neanche il tempo di spiegare, ah, don Antonio, abbiamo già capito tutto, non ci dovete dire niente, andate pure a pensiero tranquillo, ca nuje ce la sappiamo spicciare anche nei casi più difficili, perfino sulle tavole di un palcoscenico.
E mi hanno sprofondato nel mistero più nebuloso.
Don Nicola e don Raffaele, consapevoli di essere creature di un'inventiva letteraria, hanno meritato gli applausi a scena aperta, i miei, sono stati i narratori di favole d’altri tempi, hanno commentato eventi politici ed economici o al­tri eventi ancora, sempre con sorridente e con sottile iro­nia, hanno raccontato aneddoti, hanno recitato delle poesie addirittura.
Non potevo pretendere di più dai miei protagonisti che, per la loro collaborazione, hanno meritato oltre gli applausi, anche i miei elogi, la mia gratitudine incondizionata.. Ma a onor del vero, don Nicola e don Raffaele hanno meritato molto di più, che li considerassi non più personaggi di fan­tasia ma uomini veri, magari di buona compagnia, con i quali conversare, confidarsi, sfottere e altro ancora, in un sereno clima d’amicizia.
Dimenticavo quasi, i due amici sono tifosi del Napoli, la loro unica squadra del cuore, per la quale hanno vissuto e vivono, l’inspiegabile frenesia fatta di sana passione, di en­tusiasmo per le vittorie e di rabbia per le sconfitte. La fre­nesia del tifo.
Infine, è mio piacere citare che gli incontri tra don Nicola e don Raffaele sono sempre mo­menti di opinioni scambievoli, d’aneddoti piacevoli, di favole, anche di poesie e poi ricordano il passato, come la vecchierella del Leopardi che “novellando vien del suo buon tempo”.

                              Antonio Esposito Tessìopo